Sto leggendo i divertentissimi “casi studio” di Fruttero&Lucentini sul “cretino” inteso come elemento fondante della società. Come sempre, in questi casi, tendo istintivamente a immedesimarmi come un ipocondriaco alla lettura di un’enciclopedia medica e a precipitare in uno stato di catatonica e fatalistica rassegnazione. Poi mi scuoto un po’ e marzullianamente mi faccio qualche domanda e riesco anche a darmi qualche risposta perché, sebbene cretino io stesso come tutti, ho capito che il problema del “cretino” non è semplicemente cognitivo, cioè che non capisce qualcosa in quanto, appunto, cretino ché se così fosse sarebbe un problema suo personale di se stesso medesimo e basta. Il problema è, purtroppo, più complicatamente meta-cognitivo e questo coinvolge il cretino stesso e tutti quelli che malauguratamente hanno a che fare con lui.

Mi spiego meglio… 
Io sono cosciente che tutti, compresi il sottoscritto e chi lo legge, siamo in qualche misura compartecipi dell’universale esser cretini. Chi più, chi meno, in qualche modo, in qualche momento, in qualche frangente ci comportiamo da cretini e pensiamo cose da cretini. Ci sono però due tipi diversi di “cretino”.

Come Socrate che sapeva di non sapere, il “cretino di tipo uno” è cosciente e cerca di porre rimedio alla situazione seguendo il suggerimento del Principe De Curtis che diceva appunto: «Lei è un cretino, si informi!». Quindi il “cretino di tipo uno” studia e, umilmente e coscientemente, si fida di chi ha già studiato tanto prima di lui e soprattutto non cerca di reinventare la ruota tutte le mattine o scoprire sempre un nuovo e definitivo metodo per aumentare la temperatura dell’acqua.

Il “cretino di tipo due“, invece, non sa di essere un cretino, non ha la minima idea di doversi impegnare a risolvere il suo problema. Il “cretino di tipo due” è convinto di essere furbo, il più furbo di tutti. Il “cretino di tipo due” non sopporta e neanche immagina che altri, più o meno cretini anche loro ma di solito meno, possano essere migliori di lui e magari saperne un po’ di più su uno o più argomenti specifici. Chiunque gli prospetti, anche velatamente, questa situazione è considerato “professorino” o “professorone” a seconda della vena ironica del momento. Il “cretino di tipo due” con tutta l’arroganza e la presunzione di questo mondo e oltre, riesce persino ad accusare di saccenza e mancanza di umiltà chiunque non si dichiari d’accordo con le sue tesi strampalate elaborate a partire da informazioni parziali o fasulle rabberciate alla meno peggio senza il minimo criterio logico.

Insomma siamo tutti cretini ma, mi si permetta la semicitazione, qualcuno è più cretino degli altri.

E tu, (tu ipotetico così non si offende nessuno) che tipo di cretino sei?