violenza-noexpoUna riflessione così, senza pretese, che io non sono nessuno per fare opinione. Rivedevo quella “intervista” del tg4, se così si può chiamare, al bimbominkianoexpo mezzo fatto e mezzo pirla. Non mi spaventa quel pupattolone che si esalta per il “bordello” e che giustifica i danni con un “ci stava” e un “bella esperienza”. Mi spaventa molto di più che certe distruzioni vengano in qualche modo giustificate. Giustificate da chi bimbominkianoexpo non è. Giustificate in nome di un disagio che del bimbominkianoexpo non è. Giustificate in nome del popolo oppresso da parte di chi probabilmente del popolo non fa parte. Non mi citate la filosofia dello schiavo felice vi prego. Non urlatemi nelle orecchie un “svegliaaaa!!!!!” con troppi punti esclamativi. Ci sono già passato prima di voi. Ho già visto manipolazioni ben più pesanti. Ho visto movimenti e partiti fatti di parole grosse e altisonanti e gente piccola e meschina.

Parliamoci chiaro, è anche normale che qualcuno si senta tagliato fuori dal contesto sociale (succede spesso anche a me), le difficoltà sono tante e la società è complessa ed esigente, ma, come specie abbiamo avuto successo perché abbiamo messo da parte certi istinti, certe spontaneità, in cambio di una capacità di stare insieme, di una maggiore empatia. Da un punto di vista dell’adattamento evolutivo certi atteggiamenti distruttivi sono uno svantaggio. Se non riesci a “metterti nei panni degli altri”, se distruggere anni di lavoro (di vita) di una persona, non ti smuove un pensiero di solidarietà, non ti fa né caldo né freddo purché tu riesca ad avere i tuo 10 minuti di celebrità in un telegiornale o in un social network e se ti giustifichi con discorsi non tuoi per dare un senso al vuoto spinto che hai nella scatola cranica e nel cuore, se la rabbia contro l’universo e la noia di esistere sono gli unici sentimenti che provi e l’unico motore delle tue azioni, allora da parte mia non meriti nessuna solidarietà, nessun tentativo di capire.

Sei fuori.
Lo diceva pure Darwin.