amenEccoqquà” è quasi come dire “Et voila” ma non proprio.

Va pronunciato tutto d’un fiato, sottovoce fra sé e sé e con un sospiro di soddisfazione in fondo.
Lo diceva sempre mio padre e negli ultimi mesi di malattia con la voce quasi azzerata lo sussurrava sempre più spesso.

Eccoqquà” va pronunciato come un Amen ogni volta che si porta a termine con successo e nel migliore dei modi quel piccolo compito quotidiano che permette insieme a tanti altri piccoli compiti di arrivare a fine giornata e prepararsi a quella successiva.

Una vita piena di “Eccoqquà“, ecco cosa vorrei.