Secondo me è necessario cominciare a riportare le idee nella vita personale e viverle; non è più possibile discutere di politica, religione, cultura con le opinioni degli altri indossando di volta in volta la maglia di una squadra o dell’altra oppure con un “click” aderire ad un gruppo su facebook per poi subito dimenticarsene.

C’è in giro una smania patologica per fare, fare, fare, fare… solo che poi il problema diventa “Che fare?”.
Ecco, così non funziona: fare senza sapere che fare è mania, è compulsione, è girare a vuoto, è sfinirsi senza scopo. 

Dobbiamo prima “essere“.
Se non ci smontiamo prima pezzo per pezzo e poi ricostruiamo come “sognatori” non potremo mai realizzare niente altro che il misero già esistente….

Il fare, fare, fare, all’inizio è appagante, perché di solito si “fa” insieme ad altri e questo genera un certo senso di appartenenza e tampona la solitudine; ma dopo un po’ ci si accorge che (è sempre stato e sempre sarà così…) gli obiettivi previsti sono sempre troppo difficili da raggiungere, ci si stanca, ci si annoia e si va cercare un altro gruppo, un altro partito, un’altra setta per fare la rivoluzione o trovare la via per il nirvana.

Mi ripeto: bisogna cercare non di “fare” ma di “essere”: se uno è buono farà naturalmente qualcosa di buono, se uno è giusto farà qualcosa di giusto senza doversi necessariamente organizzare in gruppi, partiti o sette per farlo.